L'agrivoltaico in Italia come investimento nel 2026: conviene agli investitori entrare in questo settore?

Il DM 436/2023 promuove l'agrivoltaico in Italia con un contributo fino al 40% più una tariffa garantita per 20 anni: ecco cosa significherà per gli investitori con un capitale minimo di 100.000 euro nel 2026.

La risposta breve

L'agrivoltaico in Italia coniuga agricoltura ed energia solare sullo stesso appezzamento e nel 2026 sarà uno dei pochi mercati a disporre di un proprio incentivo agli investimenti: Il decreto DM 436/2023 promuove l’agrivoltaico con un contributo in conto capitale fino al 40% più un contratto di differenza della durata di 20 anni; la quota prevista è di 300 MW (GSE, Regole Operative del 31/05/2024). I rendimenti tipici si attestano tra il 7 e l’8% all’anno (Gruppo Helm, dati di portafoglio 2024).

Questa guida è rivolta agli investitori che intendono investire nel fotovoltaico con un capitale proprio a partire da 100.000 euro e che stanno valutando se il mercato italiano dell’agri-PV rappresenti un’alternativa valida agli impianti su tetto e a terra tedeschi. Scoprirete quali saranno le dimensioni del mercato nel 2026, quali incentivi sono disponibili, come funziona la tecnologia, quali sono i due livelli normativi che gli investitori tendono spesso a confondere, quali sono le scadenze da rispettare e quale rendimento è realisticamente prevedibile.

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Che cos’è l’Agri-PV – e perché proprio l’Italia?

In breve: l’agrivoltaico (Agri-PV) è un impianto fotovoltaico che utilizza la stessa superficie sia per la produzione di energia elettrica che per l’agricoltura. I moduli sono installati su supporti o su inseguitori sopra le colture. Nel 2026 l’Italia promuoverà in modo mirato questo doppio utilizzo attraverso il decreto ministeriale 436/2023, poiché allevia la concorrenza per l’uso del suolo e garantisce rese più elevate rispetto alla Germania.

Il termine “Agri-PV” indica un impianto fotovoltaico che utilizza la stessa superficie sia per la produzione di energia elettrica che per l’agricoltura. I moduli sono installati su supporti o su inseguitori sopra campi coltivati, pascoli o colture, in modo che la coltivazione possa proseguire al di sotto di essi. Questa combinazione di energia solare e utilizzo del territorio attenua la concorrenza per l’uso del suolo: un vantaggio fondamentale che l’Italia intende promuovere in modo mirato a partire dal 2026.

Per gli investitori, l’Italia è interessante per tre motivi. In primo luogo, l’irraggiamento solare è nettamente superiore a quello della Germania, il che aumenta la resa specifica per kilowatt-picco. In secondo luogo, con il DM 436/2023 esiste un regime di incentivi specifico per l’agrivoltaico che prevede un contributo in conto capitale. In terzo luogo, il mercato mostra segni di maturità: i gruppi energetici internazionali stanno realizzando i primi impianti su scala industriale.

La nostra pagina dedicata alle nozioni di base sull’Agri-PV, intitolata “L’agricoltura incontra l’energia solare”, approfondisce il funzionamento dell’Agri-PV dal punto di vista tecnico e normativo. Questo articolo si concentra sul mercato italiano e sulle prospettive di investimento.

Perché escludere gli spazi aperti a livello del suolo dai terreni agricoli

A partire dal Decreto Agricoltura (DL 63/2024, convertito nella L 101/2024), in Italia è vietata la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici a terra su terreni agricoli. L’agrivoltaico con moduli montati su struttura sopraelevata costituisce l’eccezione principale. La Corte Costituzionale ha confermato il divieto nel 2026 (Edilportale, 07/2026). Per gli investitori ciò significa che, sui terreni agricoli, l’agri-PV rappresenta la via più sicura dal punto di vista giuridico per la produzione di energia.

Questa situazione giuridica spiega perché il mercato italiano si stia allontanando dai parchi solari su terreno libero per orientarsi verso il doppio utilizzo. Chi desidera investire in terreni agricoli non può praticamente fare a meno della tecnica di costruzione su pali. La nostra pagina dedicata ai parchi solari industriali e agli impianti su terreno libero illustra le differenze fondamentali tra i progetti fotovoltaici su tetto, su terreno libero e agri-PV.

Quali saranno le dimensioni del mercato italiano dell'agro-fotovoltaico nel 2026?

In breve: nel 2026 il mercato raggiungerà la scala commerciale. Nel luglio 2026 RWE ha messo in funzione i primi impianti agri-fotovoltaici commerciali d’Italia (19,1 MWac in Campania). Nella graduatoria della GSE relativa alla misura del PNRR sono stati ammessi 540 progetti per un totale di 1.548 MW, ben al di sopra dell’obiettivo di espansione di 1,04 GW.

Nel 2026 il mercato italiano dell’agri-PV passerà dalla fase pilota a quella commerciale. Ne è prova il fatto che il 2 luglio 2026 RWE ha messo in funzione i suoi primi impianti agri-fotovoltaici commerciali in Italia: 19,1 MWac in Campania, distribuiti tra i siti di Morcone e Acquafredda in provincia di Benevento, con oltre 32.500 moduli su sistemi di inseguimento. Altri 38,2 MW sono in fase di costruzione (RWE, 02/07/2026).

Progetti agro-fotovoltaici in Italia: esempi e ordini di grandezza

Gli attuali progetti agri-fotovoltaici evidenziano l’ampiezza del mercato. Nella fascia alta, European Energy ha avviato nel maggio 2026 la costruzione del più grande progetto agri-fotovoltaico italiano mai realizzato: 225,5 MW nei pressi di Vizzini, in Sicilia (European Energy, 18/05/2026). All’estremità inferiore della scala si trova, ad esempio, un impianto da 6,2 MW a Città della Pieve (Umbria), che, secondo i calcoli, fornirà energia elettrica a circa 3.300 persone e dovrebbe entrare in funzione nel 2027 (greenmove / Hardware Upgrade, 09/2025).

Il mercato è trainato da gruppi energetici come RWE, Enel Green Power, Edison, Engie ed EF Solare Italia (Gruppo Sorgenia), che stanno ampliando i propri portafogli di impianti agri-fotovoltaici. I dati della classifica GSE evidenziano l’entità della domanda presente nel sistema: sono stati approvati 540 progetti per un totale di 1.548 MW, un valore nettamente superiore all’obiettivo di espansione di 1,04 GW (Elettricità Futura, 21/11/2024). Per gli investitori, questa ampiezza di scelta offre una gamma di progetti che va dal singolo ettaro ai grandi parchi.

Anche il quadro generale degli incentivi è stato ridefinito. Il decreto definitivo FER-X, firmato il 18 giugno 2026, fissa una quota complessiva di 37,15 GW di nuova potenza da fonti rinnovabili entro il 2030; di cui 10 GW sono riservati agli impianti fino a 1 MW in regime di accesso diretto e 10 GW sono destinati al fotovoltaico (MASE, 18/06/2026). L’agrivoltaico beneficia di questo quadro oltre al proprio fondo DM-436.

Due modalità di finanziamento: sovvenzioni o PPA aziendale

Il mercato prevede due modalità per finanziare un progetto agri-fotovoltaico. La prima è rappresentata dagli incentivi statali: RWE, ad esempio, si è aggiudicata l’appalto e la tariffa per i propri impianti in Campania tramite il bando per l’agrivoltaico. La seconda è il Corporate PPA, ovvero un contratto di fornitura di energia elettrica a lungo termine con un’azienda, senza alcun incentivo.

A rappresentare la seconda opzione è l’impianto da 70 MW di Pontinia, nel Lazio: il gestore Cero Generation lo finanzia tramite contratti PPA decennali con Philips e Heineken; il 65% della superficie rimane destinato all’agricoltura (ESG360 / Rinnovabili, 11/2023). Si è trattato del primo progetto agri-fotovoltaico finanziato tramite PPA in Italia. Per gli investitori, entrambe le opzioni dimostrano che i ricavi possono provenire da incentivi o da un contratto di acquisto: la scelta influisce sul profilo di rischio e sul calcolo dei costi.

Quali incentivi sono previsti per l'agri-fotovoltaico in Italia?

In sintesi: il punto centrale è il DM 436/2023: un contributo in conto capitale a fondo perduto fino al 40% più una tariffa di immissione in rete ventennale. La misura del PNRR “Sviluppo agrivoltaico” punta a circa 1,04 GW; la sua dotazione è stata adeguata a circa 776,5 milioni di euro. Una quota di 300 MW è vincolata alla tariffa (GSE, 2026).

Il principale strumento di incentivazione dell’agrivoltaico è il decreto ministeriale DM 436 del 22 dicembre 2023, che combina un contributo in conto capitale a fondo perduto fino al 40% dei costi ammissibili con una tariffa di immissione in rete della durata di 20 anni (contratto di differenza). Le norme operative sono state pubblicate dal GSE il 31 maggio 2024 e aggiornate il 27 marzo 2026.

La misura “Sviluppo agrivoltaico” è gestita direttamente dal GSE e punta a raggiungere una potenza installata di circa 1,04 GW. La sua dotazione prevista dal PNRR era inizialmente di circa 1,1 miliardi di euro ed è stata ridotta, nel corso del processo di revisione, a circa 776,5 milioni di euro (Edilportale, 07/2025; Rinnovabili, 06/2026). Nel giugno 2026 il GSE ha pubblicato i primi atti di concessione. Nell’ambito della misura è riservato un contingente di 300 MW alle iniziative che beneficiano anche della tariffa di immissione in rete.

È importante che l'assegnazione delle quote avvenga in modo chiaro. La quota di 300 MW rientra interamente nella misura sull'agrivoltaico prevista dal DM 436/2023 — non nel Parco Agrisolare, che promuove gli impianti fotovoltaici su tetto degli edifici agricoli. Sono inoltre disponibili quote d'asta; per gli impianti agrivoltaici a terra, tuttavia, il regime previsto dal DM 436 rappresenta il percorso di riferimento.

Percorso di trasportoTipoAltezzaRilevante per l'agro-fotovoltaico
DM 436/2023 (Agrivoltaico)Contributo in conto capitale + tariffa ventennalefino al 40% + tariffa di immissione in reteSì — percorso principale, quota di 300 MW
FER-X (2026)Contratto a termine con differenziale di 20 annia seconda del mercato/dell'astaSì — quadro integrativo, 10 GW di energia fotovoltaica
Parco AgrisolareContributo in conto capitale30–80 %No — solo impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici agricoli

Fonti: DM MASE 436 del 22 dicembre 2023; GSE, Regole Operative Agrivoltaico (31 maggio 2024, aggiornato al 27 marzo 2026); MASE, FER-X definitivo (18 giugno 2026).

Come funziona dal punto di vista tecnico l'Agri-PV – e quali sono i requisiti previsti dalla normativa?

In breve: l’Italia finanzia solo sistemi all’avanguardia che garantiscano la salvaguardia dell’agricoltura. Il quadro di riferimento è costituito dalle Linee Guida del Ministero dell’Ambiente del 27 giugno 2022. Sono richiesti moduli sopraelevati che consentano l’utilizzo di macchinari al di sotto di essi e un monitoraggio delle coltivazioni e della produzione. La dimostrazione del continuo utilizzo agricolo è un requisito fondamentale per l’ottenimento del finanziamento.

Requisiti per un impianto agri-fotovoltaico

L'Italia sostiene solo impianti agrivoltaici all'avanguardia che garantiscano in modo dimostrabile la destinazione agricola del terreno. Le basi sono state poste dalle Linee Guida del Ministero dell'Ambiente del 27 giugno 2022, che hanno definito per la prima volta i requisiti che un impianto fotovoltaico deve soddisfare per essere considerato agrivoltaico (MiTE, 27.06.2022). Il DM 436/2023 e le Regole Operative del GSE si basano su tali linee guida.

In concreto, sono richiesti moduli sopraelevati che consentano la gestione dei terreni e l’impiego di macchinari al di sotto di essi, nonché il monitoraggio delle coltivazioni e della produzione. La dimostrazione del proseguimento dell’uso agricolo è un requisito indispensabile per l’ammissibilità al finanziamento, non un optional. Dal punto di vista della progettazione, ciò significa che la configurazione dell’impianto e il piano colturale devono essere concepiti congiuntamente sin dall’inizio (GSE, Regole Operative Agrivoltaico).

Moduli, inseguitori e microclima

Dal punto di vista tecnico, i moduli sono posizionati in alto rispetto alla coltura, spesso su inseguitori monoassiali o biassiali che seguono il percorso del sole e distribuiscono la luce in modo mirato tra le piante e i pannelli. Questa configurazione influisce sul microclima al suolo: in zone calde, l’ombreggiatura parziale riduce la temperatura e l’evaporazione, il che può attenuare lo stress idrico di alcune colture. La configurazione specifica dipende dalle esigenze della coltura in questione.

Per gli agricoltori si crea una seconda fonte di reddito: al raccolto si aggiunge un introito prevedibile derivante dall’energia elettrica prodotta, il che diversifica il rischio finanziario dell’azienda. Gli impianti sopraelevati possono inoltre proteggere le colture dalla grandine e dal caldo estremo. L’agri-PV è particolarmente indicato per le colture permanenti come la frutticoltura e la viticoltura. In questo modo, l’impianto coniuga la produzione di energia con l’attività agricola continuativa — un contributo alla transizione energetica che preserva i terreni agricoli come tali.

I due aspetti che gli investitori tendono a confondere: l’indice di riferimento GSE e l’autorizzazione all’80%

In breve: spesso si confondono due verifiche distinte. Il GSE verifica se la produzione agricola si discosta di oltre il 30% dal benchmark RICA (PLV triennale; DM 436 + Regole Operative, cap. 17). La regola dell’80%, invece, è un parametro di autorizzazione del Comune (art. 11-bis TU FER) — il GSE non applica direttamente l’80%.

L'errore più comune nei progetti agri-fotovoltaici italiani è la confusione tra due procedure di verifica distinte. Esse provengono da autorità diverse, intervengono in momenti diversi e richiedono documentazione diversa. Chi le confonde, valuta in modo errato il rischio legato all'ottenimento delle autorizzazioni.

Il primo livello è la verifica dei requisiti di ammissibilità da parte del GSE. Il GSE verifica se, dopo la realizzazione dell’impianto, la produzione agricola si discosta di oltre il 30% dal benchmark RICA — misurata in base alla produzione lorda standard (produzione lorda vendibile, PLV) nella media triennale. La base giuridica è costituita dal DM 436/2023 e dal capitolo 17 delle Regole Operative.

Il secondo livello è la regola dell’80%. Essa stabilisce che almeno l’80% della produzione agricola debba essere preservata. Questa soglia costituisce un parametro di autorizzazione a carico del Comune ai sensi dell’art. 11-bis del Testo Unico FER (D.Lgs. 199/2021) — il GSE non applica direttamente la regola dell’80%. Entrambi i livelli devono essere soddisfatti, ma vengono verificati da enti diversi.

Per il calcolo dei costi del progetto ne consegue quanto segue: l’autorizzazione comunale e l’ammissibilità al finanziamento GSE sono due tappe distinte. Un progetto può soddisfare il requisito dell’80% imposto dal Comune e tuttavia non superare la verifica di conformità RICA del GSE — e viceversa.

Quali sono i termini previsti per i progetti di agrivoltaico?

In breve: la data del 31 dicembre 2027 si applica solo alle comunità energetiche CACER, non all’agrivoltaico. Per i progetti di agrivoltaico ai sensi del DM 436/2023, il termine è di 24 mesi a partire dalla decisione di concessione. Nel 2026 non sono previste nuove finestre di presentazione delle domande: ai sensi dell’art. 27 del DL 19/2026, avrà luogo solo uno scorrimento delle graduatorie esistenti.

Per quanto riguarda le scadenze, circola un malinteso diffuso: che il 31 dicembre 2027 valga per tutti gli impianti sovvenzionati. Ciò non è vero. Il 31/12/2027 è il termine di attuazione esclusivamente per i CACER, ovvero le comunità energetiche. Per i progetti agrivoltaici ai sensi del DM 436/2023 vale una logica diversa: 24 mesi a partire dalla delibera di concessione.

Per l’ammissione nel 2026 è rilevante anche l’art. 27 del DL 19/2026. In base a tale disposizione, nel 2026 non sono previste nuove finestre di candidatura: avrà luogo solo uno «scorrimento», ovvero un avanzamento nelle graduatorie esistenti. Chi desidera accedere al programma per la prima volta deve quindi verificare innanzitutto le graduatorie esistenti e le pipeline di progetto, non una finestra di candidatura appena aperta.

TermineSi applica aBase
31.12.2027CACER (Comunità energetiche)Termine per l'attuazione del PNRR
24 mesi a partire dalla delibera di concessioneAgrivoltaico DM 436/2023GSE, Regole operative
Nessuna nuova finestra nel 2026, solo scorrimentoAmmissione 2026Art. 27 DL 19/2026

Sviluppo regionale: la proposta del Veneto sulle “aree idonee”

In breve: il 10 luglio 2026 il Veneto ha presentato un disegno di legge sulle aree idonee: un limite massimo dello 0,8% della superficie agricola utile, la procedura semplificata (PAS) per l’agrivoltaico da 5 a 12 MW, subordinata alla presentazione di un attestato che garantisca il mantenimento dell’80% della produzione. Il disegno di legge non è ancora entrato in vigore.

Oltre al quadro normativo nazionale, sono sempre più le regioni a decidere dove è consentito realizzare impianti agri-fotovoltaici. Il 10 luglio 2026 la Regione Veneto ha presentato un disegno di legge relativo alle “aree idonee”. Il disegno di legge limita l’utilizzo del suolo allo 0,8% della superficie agricola utile ed estende la procedura semplificata (PAS) ai progetti di agrivoltaico compresi tra 5 e 12 MW, subordinatamente alla presentazione di un attestato che garantisca il mantenimento di almeno l’80% della produzione agricola.

Elemento fondamentale per la valutazione: questa bozza non è ancora entrata in vigore. Si trova attualmente in fase di iter legislativo regionale (Regione Veneto, 10/07/2026; pv-magazine.it, 14/07/2026). Gli investitori dovrebbero interpretarlo come un segnale dell’orientamento della politica regionale, non come una normativa vigente. Fino alla sua approvazione, continuano a prevalere le procedure nazionali e le norme regionali esistenti.

Qual è il rendimento realistico che ci si può aspettare dall'Agri-PV in Italia?

In sintesi: nel portafoglio del Gruppo Helm, l’Agri-PV garantisce in genere un rendimento annuo compreso tra il 7 e l’8 per cento (dati del portafoglio 2024). I costi di investimento si attestano tra i 900 e i 1.700 euro per kWp per impianti da 0,5 a 2 MWp (Fraunhofer ISE). I dati relativi al rendimento non costituiscono una garanzia di risultati futuri.

Nel portafoglio del Gruppo Helm, l’Agri-PV garantisce in genere un rendimento annuo compreso tra il 7 e l’8% (dati del portafoglio 2024). Tale valore si colloca tra quello degli impianti su tetto tedeschi (dal 6 al 10%) e quello degli impianti a terra (dal 5 all’8%) e riflette il maggiore irraggiamento in Italia rispetto al maggiore impegno richiesto dalla struttura su pali. La resa specifica in Italia, a seconda della località, si attesta tra circa 1.200 e 1.700 kWh/kWp, risultando quindi nettamente superiore ai valori tedeschi, che si aggirano intorno ai 1.000 kWh/kWp (Fraunhofer ISE; solardataatlas 2026).

I costi di investimento per gli impianti agri-fotovoltaici nella fascia compresa tra 0,5 e 2 MWp si aggirano tra i 900 e i 1.700 euro per kilowatt-picco (Fraunhofer ISE). La forbice è più ampia rispetto agli impianti a terra su terreno libero, poiché la struttura portante è più alta, in parte dotata di sistema di inseguimento e adattata all’uso agricolo.

IndicatoreValoreFonte
Rendimento dell'agrivoltaico7–8 % all’annoGruppo Helm, dati di portafoglio 2024
CAPEX (0,5–2 MWp)900–1.700 €/kWpFraunhofer ISE
Investimento minimoa partire da 100.000 € di capitale proprioLogic Energy
Finanziamentosussidio fino al 40% + tariffa ventennaleDM 436/2023

I dati relativi ai rendimenti non costituiscono una garanzia. Il rendimento effettivo dipende dall’ubicazione, dalla produzione, dall’assegnazione degli incentivi, dai costi di costruzione e di esercizio, nonché dalla struttura contrattuale.

Come funziona un investimento tramite Logic Energy?

In breve: Logic Energy progetta, costruisce e gestisce gli impianti e affianca gli investitori nell’ambito degli investimenti diretti. Il partner contrattuale è mediplan Helm e.K., una società affiliata con responsabilità personale e illimitata dei titolari ai sensi degli articoli 1, 17 e 19 del Codice commerciale tedesco (HGB). L’ingresso è previsto a partire da 100.000 euro di capitale proprio.

Logic Energy progetta, realizza e gestisce impianti fotovoltaici e di accumulo e assiste gli investitori nell’ambito degli investimenti diretti. Il partner contrattuale per gli investimenti diretti nel fotovoltaico è mediplan Helm e.K., una società affiliata indipendente con responsabilità personale e illimitata dei titolari ai sensi degli articoli 1, 17 e 19 del Codice commerciale tedesco (HGB). Questa struttura di responsabilità distingue il modello dai fondi anonimi.

L'accesso è previsto a partire da 100.000 euro di capitale proprio. La pagina “Diventare investitore nel fotovoltaico: investimento diretto con responsabilità del titolare” spiega in che modo è strutturato un investimento diretto rispetto alle partecipazioni in fondi. Per quanto riguarda il mercato italiano nel suo complesso — aste FER-X, riforma del mercato dell'energia elettrica e strategie — l'articolo “Investimenti nel fotovoltaico in Italia 2026” offre una panoramica completa.

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Domande frequenti

Che cos’è l’Agri-PV in Italia?

Gli impianti agri-PV (agrivoltaici) sono impianti solari che utilizzano la stessa superficie sia per l'agricoltura che per la produzione di energia elettrica. In Italia sono incentivati dal DM 436/2023 con un contributo fino al 40% e una tariffa di immissione in rete della durata di 20 anni (GSE, Regole Operative del 31.05.2024).

A quanto ammonta il contributo per l'agrivoltaico in Italia?

Il DM 436/2023 prevede un contributo in conto capitale fino al 40% dei costi ammissibili, oltre a un contratto di differenza della durata di 20 anni. La dotazione PNRR prevista per la misura è stata adeguata a circa 776,5 milioni di euro, con un obiettivo di 1,04 GW; una quota di 300 MW è soggetta a tariffe fisse (Rinnovabili, 06/2026).

Qual è il rendimento dell'agrivoltaico in Italia?

Nel portafoglio del Gruppo Helm, il rendimento dell'Agri-PV si attesta in genere tra il 7 e l'8 per cento all'anno (dati del portafoglio 2024). I dati relativi al rendimento si basano su valori storici e non costituiscono una garanzia di risultati futuri.

In Italia è ancora possibile realizzare impianti fotovoltaici a terra su terreni agricoli?

No. Il Decreto Agricoltura (DL 63/2024, L 101/2024) vieta la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici a terra su terreni agricoli; la Corte Costituzionale lo ha confermato nel 2026. L’agrivoltaico con moduli montati su struttura sopraelevata costituisce l’eccezione principale (Edilportale, 07/2026).

Il termine del 31 dicembre 2027 si applica all'Agri-PV?

No. Il 31 dicembre 2027 è il termine per l’attuazione delle comunità energetiche CACER. Per i progetti agrivoltaici ai sensi del DM 436/2023, il termine è di 24 mesi a partire dalla delibera di concessione (GSE, Regole Operative).

Cosa significa la regola dell'80%?

Almeno l'80 per cento della produzione agricola deve essere mantenuto. Si tratta di un parametro di autorizzazione del Comune ai sensi dell'art. 11-bis TU FER. Il GSE verifica separatamente lo scostamento rispetto al benchmark RICA (PLV triennale).

Conclusione

Nel 2026, l’Agri-PV in Italia sarà un mercato di investimento con un reale sostegno normativo: fino al 40% di sovvenzioni più una tariffa ventennale prevista dal DM 436/2023, un volume di finanziamenti del PNRR pari a circa 776,5 milioni di euro e i primi impianti su scala commerciale — da quelli di RWE in Campania al progetto da 225,5 MW in Sicilia. Poiché il fotovoltaico a terra è vietato sui terreni agricoli, la soluzione giuridicamente sicura è rappresentata dall’impianto a terra a doppia destinazione d’uso. Per il successo è fondamentale separare chiaramente i due livelli normativi — la verifica degli incentivi da parte del GSE (deroga RICA) e l’autorizzazione comunale dell’80% (art. 11-bis TU FER) — e fissare le scadenze corrette.

Per gli investitori con un capitale minimo di 100.000 euro, che valutano attentamente l’ubicazione e la struttura, un rendimento compreso tra il 7 e l’8 per cento annuo rappresenta il valore di riferimento. Chi desidera comprendere il mercato italiano nel suo complesso troverà nella panoramica su PV Investment Italia 2026 il passo successivo; chi desidera esaminare la struttura di investimento con responsabilità personale, può diventare un PV-Investor.

Avviso legale: il presente articolo ha esclusivamente scopo informativo generale e non costituisce una consulenza in materia di investimenti, fiscale o legale. I dati relativi ai rendimenti si basano su dati storici del portafoglio e non costituiscono una garanzia di risultati futuri. Le informazioni relative alla normativa italiana in materia di incentivi e autorizzazioni possono subire modifiche con breve preavviso; fa fede il testo di legge vigente in ciascun caso. Il partner contrattuale per gli investimenti diretti nel fotovoltaico è mediplan Helm e.K. Per la vostra situazione specifica, rivolgetevi a un consulente finanziario, fiscale o legale abilitato. Tutte le informazioni sono fornite senza garanzia. Aggiornato a luglio 2026.

Fonti

GSE — DM Agrivoltaico, Regole operative (31/05/2024, aggiornato al 27/03/2026): GSE, Sviluppo agrivoltaico. MASE — FER-X definitivo, 37,15 GW / 10 GW (18/06/2026): Portale MASE. MASE/MiTE — Linee guida per gli impianti agrivoltaici (27/06/2022): Portale MASE. Elettricità Futura — Graduatoria GSE 540 progetti / 1.548 MW (21/11/2024): Elettricità Futura. Edilportale / Rinnovabili — Dotazione PNRR ~776,5 milioni di euro, atto di concessione (07/2025, 06/2026): Edilportale. Corte Costituzionale / DL 63/2024 — Divieto di impianti fotovoltaici a terra su terreni agricoli (07/2026): Edilportale. RWE — Messa in esercizio dell’agrivoltaico in Campania da 19,1 MWac (02/07/2026): RWE. European Energy — Avvio dei lavori per 225,5 MW a Vizzini/Sicilia (18/05/2026): European Energy. ESG360 / Rinnovabili — Agri-PV Pontinia da 70 MW, Cero Generation, PPA Philips/Heineken (11/2023): ESG360. Regione Veneto — DDL «aree idonee» (10/07/2026): Regione Veneto. Fraunhofer ISE — Costi di sistema / Costi di produzione dell’energia elettrica nell’Agri-PV: Fraunhofer ISE.


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